Eravamo grafici che sentivano responsabilmente il valore della comunicazione visiva

Ci piace pensarci, con le parole di Albe Steiner, come «Grafici non più educati come artefici delle arti, non più indirizzati al progetto ispirato “al bel pezzo”, come il pittore di cavalletto, non più come il “designer” che attraverso il bell’oggetto conforta la società ammalata, non più come uomo elegante, mondano, sorridente, scettico, egoista, narcisista, amante dei formalismi, “programmato”, ma grafici che sentano responsabilmente il valore della comunicazione visiva come mezzo che contribuisce a cambiare in meglio le cose peggiori. Grafici modesti, lavoratori tra masse di gente semplice che ha il diritto di partecipare alla comunicazione, alla cultura, al sapere, alla gestione sociale. Grafici che sentano che la tecnica è un mezzo per trasmettere cultura e non strumento fine a se stesso per giustificare la sterilità del pensiero, o peggio, per sollecitare inutili bisogni, per continuare a progettare macchine, teorie, mostre, libri e oggetti inutili».